Più tutele per 200mila lavoratori somministrati lombardi col nuovo contratto nazionale

Nelle prossime settimane le assemblee nei luoghi di lavoro

Sono quasi 200.000 i lavoratori lombardi somministrati interessati dal recente rinnovo del contratto collettivo nazionale, siglato il 21 dicembre da Felsa Cisl, Nidil Cgil e Uiltemp con Assolavoro. Sono lavoratori impiegati in quasi tutti i settori merceologici: dall’industria metalmeccanica al terziario, dall’agroalimentare al settore chimico, in tutta la pubblica amministrazione e in particolare nel comparto sanitario.

“L’intesa firmata rafforza le tutele dei lavoratori somministrati e introduce importanti novità, a partire dagli strumenti di politica attiva – sottolinea Daniel Zanda, segretario generale Felsa Cisl Lombardia -. Nelle prossime settimane saremo impegnati nelle assemblee, per spiegare ai lavoratori somministrati il loro nuovo contratto e le tutele che come Felsa Cisl abbiamo contribuito a costruire attraverso la contrattazione”.

PIU’ SOSTEGNI E TUTELE COL NUOVO CONTRATTO 

Il rinnovo del contratto collettivo rafforza le politiche attive, prevedendo una vera e propria presa in carico per i lavoratori che terminano un contratto di somministrazione di soli 110 giorni. E sempre a questa platea di lavoratori viene previsto un sostegno al reddito di 1000 euro una tantum, ad integrazione della indennità di disoccupazione. Inoltre si introduce un sostegno al reddito aggiuntivo di 780 euro per coloro che hanno lavorato solo 90 giornate negli ultimi 12 mesi.

RAFFORZATO E INCENTIVATO IL TEMPO INDETERMINATO

Viene rafforzato e incentivato il tempo indeterminato, come soluzione virtuosa contro il “rischio turn-over” prodotto dal decreto dignità, che nei fatti pone il limite di durata del contratto a tempo determinato (anche in somministrazione) a 12 mesi.

“L’assunzione a tempo indeterminato presso l’agenzia di lavoro somministrato – spiega Zanda – può avere il duplice scopo di dare continuità occupazionale al lavoratore nel contingente e non precludere possibilità di stabilizzazione diretta da parte dell’azienda stessa in un prossimo futuro”.

Infine il nuovo contratto rafforza la contrattazione di secondo livello e il welfare bilaterale di settore, aumentando le platee di accesso, con particolare attenzione alla mobilità territoriale.

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NUOVI LAVORI

Così la contrattazione può aiutare la gig economy

In questi giorni è proseguito il confronto mediatico sul tema dei “lavoratori delle
piattaforme”. Occorre però precisare che i “platform workers” sono una categoria
molto variegata di persone che utilizzano le piattaforme digitali per trovare lavoro.
Una prima macro distinzione, solo per dare evidenza della complessità del tema,
può essere rappresentata dai crowdworking ovvero lavoratori, spesso freelance a
media alta professionalità, che utilizzano la piattaforma come pura
intermediazione per agevolare l’incontro con la domanda di lavoro. Abbiamo poi i
“riders”, i fattorini di Foodora per intenderci. In questo caso la piattaforma non
svolge il ruolo di semplice intermediario, ma è il datore di lavoro vero e proprio, al
punto da dettare le condizioni contrattuali ed economiche.
Precisato quindi che non tutta la gig economy è uguale, rinviando ad altra
letteratura gli approfondimenti di teoria, per la regolamentazione di questi “nuovi
lavoretti” (e solo per questi, perché sono convinto che i freelance abbiano altre
esigenze), c’è uno strumento che potrebbe essere migliore dell’intervento del
legislatore, che è la contrattazione.
Innanzitutto già l’atto in sé della contrattazione è l’esplicitarsi di una dignità.
Perché per poter contrattare serve il reciproco riconoscimento, stimare la propria
controparte in quanto portatore di interessi, bisogni ed esigenze diverse, con la
convinzione che la possibile sintesi, da raggiungere tramite il negoziato,
rappresenta una soluzione alta, più prossima al bene generale. Diversamente,
l’inizio della precarietà è proprio quando non esiste contrattazione e le condizioni
del rapporto di lavoro vengono definite unilateralmente.
I riders non sono stati inclusi nel lavoro dipendente, ma inquadrati nel mondo
della parasubordinazione, in particolare nella tipologia delle collaborazioni
coordinate e continuative. L’azione contrattuale di questi anni della Felsa-Cisl è
intervenuta non solo nel lavoro in somministrazione (tornerò dopo sul tema), ma
anche nel mondo atipico. Attraverso la contrattazione, in alcuni casi, abbiamo
superato anche le disposizioni legislative, costruendo un importante impianto di
tutele per i collaboratori. Parlo appunto di impianto, perché la contrattazione non
riguarda solo la retribuzione, che deve avere dei riferimenti minimi negoziati e un
corretto inquadramento professionale, ma anche la garanzia dei diritti sindacali e
la libertà associativa, la tutela alla maternità, malattia, riposo psicofisico (ferie),
tutela sanitaria integrativa, sostegno alla continuità occupazionale, ecc.
Non solo la contrattazione genera tutele, ma in una logica sussidiaria, propria dei
corpi intermedi quali sono i soggetti di rappresentanza, le soluzioni individuate hanno un grado di pertinenza con le reali necessità e interessi dei lavoratori e dei
datori di lavoro molto più apprezzabile dell’intervento legislativo. La
contrattazione comporta però un enorme sacrificio. La grande fatica è quella di
stare nella realtà, non solo governare i processi, ma favorire la partecipazione dal
basso, il coinvolgimento delle persone, costruire giorno dopo giorno proposte,
favorire i comportamenti migliori, individuare le distorsioni e contrastare gli
abusi.
Consapevoli che un percorso del genere è impegnativo ma possibile, perché anche
20 anni fa nella somministrazione nessuno poteva immaginare che attraverso la
contrattazione si sarebbe generata una forma contrattuale flessibile e tutelata, così
anche per la gig economy siamo disponibili a cogliere questa nuova e importante
sfida. Nella somministrazione la responsabilità delle parti sociali ha trovato negli
anni soluzioni alte. Questo è stato possibile perché la contrattazione è sempre
stata svolta da soggetti di rappresentanza, che hanno perfettamente contezza della
realtà, nelle sue esperienze migliori ma anche nelle sue storture. Provare a
correggere e migliorare il sistema è una responsabilità, per fortuna affidata alle
parti sociali che vivono il territorio, vivono il lavoro e il contatto con le persone.
Evitare che un lavoratore abbia 200 contratti giornalieri in un anno non vuol dire
snaturare la somministrazione, ma contrastare una patologia che non fa bene a
nessuno; evitare che una lavoratrice abbia contratti temporanei nella Pubblica
amministrazione per più di 10 anni è un segno di civiltà, così come l’assunzione di
una responsabilità più cogente alla ricollocazione (con risorse bilaterali del
sistema) non è irrigidire il mercato, ma forse è sostenere fino in fondo il
protagonismo delle Agenzie per il lavoro nel fare quello che è nella loro più
compiuta natura: trovare lavoro.

[ Daniel Zanda | tratto da: Il Sussidiario.net, 27.04.2018 ]

Compatibilità tra disoccupazione e nuovi lavori